Pizzo al clan Parisi, 35 condanne 4 anni e mezzo a un imprenditore

16 aprile 2018

La sentenza del gup di Bari: 10 anni a Savinuccio, 20 a suo fratello Michele
Il titolare di un’azienda non aveva denunciato: «Associazione esterna mafiosa».

L’INCHIESTA «DO UT DES». Corriere del Mezzogiorno del 13.04.2018

Il gup del Tribunale di Bari Alessandra Susca ha condannato 35 imputati a pene comprese fra i 20 anni e i 10 mesi di reclusione e ne ha assolti due al termine del processo nei confronti del clan Parisi e di alcuni imprenditori, su decine di episodi di estorsione ai cantieri edili, fatti - secondo l’accusa - imponendo guardianie e carichi di merci da fornitori amici. Al boss del quartiere Japigia di Bari, Savinuccio Parisi, il giudice ha inflitto la pena di 10 anni di reclusione. La condanna più alta, a 20 anni di reclusione, è per il fratello del capo clan, Michele Parisi, detto «Gelatina». Tra i 37 imputati c’erano anche due imprenditori, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa, Francesco Latorre (condannato a 4 anni e 6 mesi) e Filippo Serino (assolto). Altri cinque imprenditori sono attualmente a processo con rito ordinario per gli stessi fatti. In quel processo è imputato anche il figlio cantante del boss, Tommy Parisi.

Nell’aula bunker di Bitonto

La sentenza è stata emessa al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato nell’aula bunker di Bitonto. Alla lettura del dispositivo erano presenti, oltre al pm della Dda che ha coordinato le indagini, Patrizia Rautiis, e al procuratore aggiunto Francesco Giannella, alcuni imputati (Savinuccio in videoconferenza) e alcune parti civili, il vicesindaco Pierluigi Introna per il Comune di Bari e il presidente di Confindustria Domenico De Bartolomeo, tra gli imprenditori che hanno denunciato. Il giudice ha riconosciuto il risarcimento danni alle costituite parti civili, da liquidarsi in separata sede. Oltre a Comune e Confindustria, la Fai Antiracket di Molfetta, Ance, Arca e sei imprenditori. Il giudice ha inflitto la condanna a 13 anni e 4 mesi per un altro fratello del capo clan, Giuseppe Parisi, detto «Mames», a 9 anni e 4 mesi per il boss Eugenio Palermiti e per il pluripregiudicato Battista Lovreglio, a 10 anni per il nipote di Savinuccio, Tommaso Parisi, detto «Frichicchio».

La vicenda

I fatti contestati risalgono agli anni 2010-2015. Gli imputati rispondevano, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto di armi, lesioni personali, violazione di domicilio, invasione di terreni ed edifici, furto, illecita concorrenza con minaccia e violenza, favoreggiamento. Le indagini della Squadra Mobile coordinate dalla Dda di Bari portarono nel marzo 2016 all’arresto di 30 imputati nel blitz cosiddetto «Do ut des».

Decaro: ecco la risposta delle istituzioni

Per il sindaco di Bari, Antonio Decaro, le 35 condanne sono «la risposta del bene sul male». «Non importa - dice il primo cittadino - quanta fatica e quanto tempo ci sono voluti, ma oggi Bari e i baresi hanno avuto la dimostrazione che il lavoro, la legalità e l’onestà sono ripagate dalla giustizia». «Voglio ringraziare ancora una volta - rileva - la straordinaria squadra dello Stato - Magistratura e Forze dell’Ordine - che ha dimostrato di essere presente e di saper portare a termine con determinazione indagini importanti e complesse su attività illecite che colpiscono il cuore stesso della nostra città, il lavoro onesto. Perché le estorsioni non sono soltanto un reato grave, ma rappresentano un vero e proprio delitto contro la città e contro tutti i cittadini che, spesso con grande fatica, scelgono di lavorare onestamente e di investire nel nostro territorio». «Questa partita, però, forse non avremmo potuto neanche giocarla se in squadra - conclude Decaro - non avessimo avuto gli imprenditori, le associazioni antiracket, i cittadini che hanno scelto di denunciare e di avere fiducia nelle istituzioni. A tutti loro va il ringraziamento della città di Bari e, sulla scorta del loro esempio, rivolgo un appello a tutti i cittadini che oggi ancora sono vittime di reati estorsivi: denunciamo e schieriamoci dalla parte della legalità».

13 aprile 2018 

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