IL MADE IN ITALY VA TUTELATO. NE PARLA ENZA RELLA DOPO L’INTERVENTO PER CONFESERCENTI ED APULIA FASHION MAKERS NELLA PREFETTURA DI BARI.

05 dicembre 2016

Parliamo ancora di contraffazione, fenomeno che incide sullo sviluppo economico e sociale del nostro Paese, che è in crescita e che attira sempre più l’attenzione della criminalità. Per questo sono fondamentali azioni complesse di prevenzione e di contrasto, proprio a partire dai territori, con la partecipazione attiva dei cittadini. Il convegno “Contro la contraffazione, la risposta del territorio, svoltosi in prefettura a Bari, e organizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, in collaborazione con il Centro studi investimenti social (Censis) è stato aperto dal il prefetto Carmela Pagano. Subito dopo sono stati presentati i risultati di una ricerca realizzata dal Censis in collaborazione con la Confesercenti per conto del Ministero dello Sviluppo Economico che denuncia nel 2015 una crescita pari al 4,4% del fenomeno dell’acquisto dei prodotti contraffatti rispetto al 2012 in ambito nazionale. Come già comunicato, in un precedente articolo erano presenti, in qualità di relatori, rappresentanti istituzionali e delle imprese del territorio. A Enza Rella, responsabile di Apulia Fashion Makers e presente all’importante tavolo istituzionale, abbiamo rivolto alcune domande.

Per AFM essere a Bari in Prefettura al tavolo istituzionale che cosa ha rappresentato? Sedere al fianco delle Istituzioni per discutere di un argomento su cui si è costituita l’Associazione è stato molto importante. Noi da sempre siamo al fianco e per le aziende che operano nella legalità, annoveriamo tra i nostri associati aziende che rappresentano le eccellenze della Puglia e del Made in Italy e che a muso duro hanno resistito alle grandi crisi economiche, senza disperdere il patrimonio umano, culturale, creativo, professionale dislocando le loro produzioni in altri paesi. È fondamentale per noi divulgare i nostri valori e farli arrivare alle istituzioni che sicuramente ci possono aiutare nel perseguire e raggiungere i nostri obiettivi.

Anticontraffazione è una battaglia che AFM porta avanti da sempre…. Siete soddisfatti delle azioni a tutela del Made in Italy soprattutto di quelle che si consumano nella Comunità europea? Noi di AFM siamo molto soddisfatti delle azioni e intenzioni del Governo centrale, ancor più soddisfatti delle attività che si svolgono per sensibilizzare ed informare i consumatori riguardo la contraffazione. Ma non siamo assolutamente soddisfatti delle azioni a tutela del Made in Italy soprattutto di quelle che si consumano nella Comunità europea. Non siamo riusciti neppure nel semestre di presidenza italiana a far approvare un regolamento che sia effettivamente a difesa del nostro Made In Italy; se consideriamo che i settori più colpiti dalla contraffazione del Marchio Made in Italy è proprio il nostro settore “Tessile – Abbigliamento – Calzaturiero" ” insieme all’Agroalimentare non possiamo che essere i più risentiti delle mancate approvazioni di norme e regolamenti a tutela del “Made In”; queste norme devono essere adottate a livello comunitario, poiché la contraffazione avviene anche nei paesi della comunità europea e viene praticata anche dagli stessi italiani che si lamentano della contraffazione del proprio Marchio trascurando l’enorme patrimonio italiano che si disperde. Per noi di Apulia Fashion Makers “Made in Italy” è espressione delle qualità italiane, da quelle manifatturiere a quelle artistiche, da quelle enogastronomiche a quelle ambientali e culturali ed è di qui che noi italiani dobbiamo partire.

Quali sono i principali problemi della contraffazione nella Tac, visti nell’ottica delle piccole imprese e dell’artigianato? AFM chiede ad alta voce che si inizi a riempire veramente di contenuti il marchio “Made in Italy”, i consumatori più o meno hanno capito che questo è sinonimo di qualità, di stile, creatività, classe, soprattutto quelli stranieri; tocca alle imprese avere rispetto dei loro consumatori e non disattendere le loro aspettative. Le imprese che urlano per la tutela dei loro marchi e vorrebbero norme chiare e con più sanzioni anticontraffazioni cosa fanno contro le etichette non trasparenti o addirittura false? Lasciare che il nostro marchio continui ad essere corroso e squalificato dalle diverse forme di concorrenza illegale e sleale, è un reato. La lotta per la difesa del made in Italy deve essere la lotta all’illegalità nel nostro Paese e l’azione a tutela della sua immagine e credibilità nel mondo. Tutti possiamo e dobbiamo contribuire a rendere il nostro Made in Italy forte e inattaccabile, dobbiamo denunciare le imprese che producono all’estero ed hanno sede in Italia solo per completare le fasi di produzione con l’attaccatura delle etichette, dobbiamo emarginare le aziende che fanno extraprofitti con la criminalità, dobbiamo premiare le aziende che con caparbietà hanno continuato a produrre in Italia e non hanno voluto dislocare le loro produzioni per fare maggiori profitti a discapito dell’economia italiana, dobbiamo incentivare il ritorno delle aziende in Italia, ma a condizione che ripaghino il lavoro degli altri adeguatamente a cominciare dai loro dipendenti, ecc. Le nostre medie e piccole aziende con un marchio proprio o che lavorano per conto terzi è questo quello che chiedono: il rispetto delle regole.

Nel suo intervento, molto applaudito, a Bari in Prefettura lei ha lanciato una proposta, una ricetta per battere la contraffazione nel sistema Tac. Di che si tratta esattamente? Apulia Fashion Makers che è un’Associazione di imprese del settore TAC in Puglia aiuta, diffonde, forma, informa le sue associate su uno sviluppo economico nella legalità e qualità. Stiamo lavorando per la costruzione di un sistema trasparente delle nostre produzioni che ne certifichi appunto la qualità e la legalità insomma l’eticità dei nostri prodotti e delle nostre aziende; un’etichetta che evidenzi il valore aggiunto dei nostri prodotti e che aiuti i consumatori nelle loro scelte di acquisto verso prodotti di qualità, autentici, che difendono il nostro patrimonio non solo economico ma anche sociale, ambientale e culturale. Si tratta di una certificazione volontaria che l’Associazione rilascerà all’azienda associata dopo aver eseguito verifiche e controlli insieme ad una Commissione formata da membri del Consiglio direttivo e da professionisti esterni; l’azienda certificata “Apulia Fashion Makers” potrà apporre un cartellino sui propri prodotti che attesterà innanzitutto la legalità dell’azienda produttrice, cioè il rispetto del disciplinare di AFM; tra le norme del disciplinare troviamo ad esempio che la produzione deve: - essere eseguita in tutte le sue fasi in Italia - essere fatta nel rispetto della normativa in materia di sicurezza dei luoghi di lavoro, d’impatto ambientale, di pari opportunità – essere realizzata con materiale non pericoloso per la salute, ecc. I consumatori dei prodotti certificati AFM potranno, attraverso un’applicazione informatica, avere tutte le notizie sul prodotto ed anche sull’azienda che lo ha prodotto oltre a poter interagire con essa. Insomma un sistema anticontraffazione che vede i consumatori insieme alle aziende lottare l’illegalità, lottare per la valorizzazione e la tutela del Made in Italy, contribuire alla crescita economica.

Come si è concluso l’importante appuntamento in Prefettura tra le Istituzioni e le Forze dell’ordine dopo il confronto? Cosa si sente di dire agli associati AFM? L’incontro in Prefettura si è concluso sia con le Istituzioni che con le Forze dell’ordine in un “ci sentiamo/ci vediamo presto”; abbiamo avuto l’opportunità di portare le nostre istanze nelle sedi competenti ed abbiamo trovato porte aperte; loro sono pronti ad aiutarci, a sentire il nostro punto di vista, a continuare azioni di sensibilizzazione insieme a noi, a mettere a disposizione dei nostri associati alcuni servizi gratuitamente, e tanto altro. Insomma AFM con tutti i suoi associati può contare sulle Istituzioni e sulle Forze dell’ordine e a breve organizzeremo un incontro con loro riservato ai soli associati per approfondire meglio gli argomenti e per avviare una collaborazione più proficua per tutti, quindi invito sin da ora gli associati a prepararsi per questo evento.

Intervista a cura di Anna Larato

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