Orari negozi: nuova disciplina insoddifacente

29 settembre 2014

Confesercenti: “Alla Camera un provvedimento ben al di sotto delle attese ed esigenze di imprese e lavoratori. L’auspicio è che il Senato lo modifichi profondamente”

”Il provvedimento che è passato alla Camera dei Deputati ci lascia fortemente insoddisfatti. E’ abbondantemente al di sotto delle attese ed esigenze di migliaia di imprese e di lavoratori – ha affermato il Segretario Generale di Confesercenti Mauro Bussoni – ed auspichiamo che al Senato si intervenga con modifiche profonde in grado di riequilibrare la situazione.

Lo diciamo con amarezza ma il testo che viene approvato finisce con lo sbattere la porta in faccia alle 650 mila imprese del commercio al dettaglio che avevano sostenuto l’iniziativa di Confesercenti e che si attendevano dal Parlamento una risposta ben diversa.

Sei giorni di chiusura obbligatoria, neppure uno al mese, sono davvero poca cosa e non tengono nel dovuto conto né delle 150.000 firme raccolte da Confesercenti, né delle prese di posizioni di parte del mondo cattolico, di regioni che non a caso si apprestano a ricorrere allo strumento del referendum, di sindacati e lavoratori. Del resto, anche settori imprenditoriali della media e grande distribuzione non si sono fatti soggiogare dal mito di una liberalizzazione selvaggia che non ha certo frenato il disastro dei consumi e dell’attività commerciale se è vero che dal 2012 sono sparite oltre 56 mila imprese e 100 mila occupati.

Continueremo la nostra mobilitazione anche al Senato per confrontarci con partiti e forze sociali e ribadire il no a scelte solo simboliche che finirebbero per aggravare lo stato già grave del settore. Soluzioni equilibrate sono possibili e possono essere utilmente ricercate”.

Allegato

Orari – nuova disciplina

L'Assemblea della Camera, ha approvato, il 25 settembre, l'AC 750-AR in materia di orari di apertura degli esercizi commerciali. La proposta di legge passa ora all'esame del Senato. In particolare la proposta di legge approvata dalla Camera apporta alcune limitazioni alla liberalizzazione - prevista dalla disciplina vigente - degli orari degli esercizi commerciali, introducendo l'obbligo di chiusura per almeno sei, tra i giorni festivi dell'anno. In particolare, il progetto di legge prevede che in dodici giorni festivi dell'anno, specificamente indicati nel testo, le attività commerciali debbano essere svolte nel rispetto degli orari di apertura e di chiusura domenicale e festiva. Viene però contestualmente consentito a ciascun esercente l'attività di vendita al dettaglio, di derogare all'obbligo di chiusura, fino ad un massimo di sei giorni, individuati liberamente tra i dodici indicati dal testo.

L'esercente che vuole avvalersi della potestà di deroga deve darne comunicazione al comune competente per territorio secondo modalità la cui individuazione è demandata ad un decreto del Ministro dello sviluppo da emanarsi, previo parere dell'ANCI, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge.

I dodici giorni in riferimento sono: 1° gennaio; 6 gennaio; 25 aprile; Pasqua; Pasquetta; 1° maggio; 2 giugno; 15 agosto; 1° novembre; 8 dicembre; Natale; Santo Stefano.

Sono escluse dal campo di applicazione di tali limiti alcune tipologie di attività, tra le quali le attività di somministrazione di alimenti e bevande. Le disposizioni relative all'obbligo di chiusura nei giorni festivi si applicano a partire dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello dell'entrata in vigore della proposta di legge in esame. Ciascun comune, anche in coordinamento con altri comuni contigui, può predisporre accordi territoriali non vincolanti per la definizione degli orari e delle chiusure degli esercizi commerciali, ferme restando le citate limitazioni, con la finalità di assicurare la fruibilità dei servizi commerciali, promuovere l'offerta commerciale e valorizzare zone a più marcata vocazione commerciale. Al fine di favorire l'adesione a tali accordi territoriali da parte delle micro, piccole e medie imprese del commercio, le regioni e i comuni possono stabilire incentivi, anche sotto forma di agevolazioni fiscali relative ai tributi di propria
competenza. La definizione dei criteri per l'individuazione di aree ove gli accordi territoriali in materia di orari degli esercizi commerciali possono essere adottati in forma coordinata tra i comuni è demandata alle regioni , previa consultazione delle organizzazioni regionali rappresentative delle categorie.

Il testo specifica ulteriormente i poteri che il Testo unico delle leggi sugli enti locali attribuisce al sindaco in materia di esercizi commerciali, precisando che, qualora - per esigenze di sostenibilità ambientale o sociale, di tutela dei beni culturali, di viabilità o di tutela del diritto dei residenti alla sicurezza o al riposo, sia necessario limitare l'afflusso di pubblico in determinate zone del territorio comunale interessate da fenomeni di aggregazione notturna, è rimessa allo stesso sindaco la definizione, per un periodo non superiore a tre mesi, degli orari di apertura dei pubblici esercizi e delle attività commerciali e artigianali.

La mancata applicazione delle disposizioni in merito all'obbligo di chiusura degli esercizi commerciali determina l'applicazione della sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 2000 a 12000 e, in caso di particolare gravità o di recidiva (violazione per due volte in un anno), con la sanzione accessoria della chiusura dell'esercizio da uno a dieci giorni.

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